Gennaio, tempo di classifiche.
Ecco qui una personalissima classifica dei 30 film più belli del decennio.
1. Inland Emipre (2007) – David Lynch
2. Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003) – Kim ki-Duk
3. Dolls (2004) – Takeshi Kitano
4. Non è un paese per vecchi (2007) – Joel & Ethan Coen
5. Se mi lasci ti cancello (2004) – Michel Gondry
6. Old boy (2004) – Park Chan-Wook
7. Ferro 3 (2004) – Kim ki-Duk
8. 21 grammi (2003) – Alejandro Gonzales Inarritu
9. Mullholland Drive (2001) – David Lynch
10. La città incantata (2001) – Hayao Miyazaki
11. Magnolia (2000) – Paul Thomas Anderson
12. The Wrestler (2008) – Darren Aronofsky
13. Memento (2000) – Christopher Nolan
14. Time (2006) – Kim ki-Duk
15. In the mood for love (2000) – Wong Kar-Wai
16. Il pianista (2002) – Roman Polanski
17. La promessa dell’assassino (2007) – David Cronenberg
18. Dogville (2003) – Lars Von Trier
19. Il petroliere (2007) – Paul Thomas Anderson
20. Wall-E (2008) – Andrew Stanton
21. Kill Bill vol.1 (2003) – Quentin Tarantino
22. Zodiac (2007) – David Fincher
23. Dancer in the dark (2000) – Lars Von Trier
24. Mare dentro (2004) – Alejandro Amenabar
25. Bastardi senza gloria (2009) – Quentin Tarantino
26. A history of violence (2005) – David Cronenberg
27. Il divo (2008) – Paolo Sorrentino
28. La mala educacion (2003) – Pedro Almodovar
29. Collateral (2004) – Michael Mann
30. La 25a ora (2002) – Spike Lee

Rifugi dicembrini.
Trovo che l’arte, nel caso specifico il cinema, rappresenti per me sempre un rifugio, una consolazione, un mondo in cui andarmi a rinchiudere soprattutto nei momenti più tristi. Guardare e riguardare film che amo mi fa dimenticare di tutto, in un primo momento mi svuota dalle ansie e dalle angosce, poi mi trasporta in uno stato di assoluta “leggerezza” in cui non sento più nulla che proviene dal mondo esterno. Immersione totale nell’opera. Esiste solo Lei e la sua bellleza. Questa bellezza che mi commuove e mi rende appagata, che mi fa innamorare. Solitamte si dice di amare il cinema perché ci fa evadere, sognare. Tutto vero. Ma la sua vera forza, per me, è quella di rendermi assolutamente isolata dal mondo, due ore di silenzio interiore e piena libertà dai timori, per poi tornare alla vita e continuare.
Risvegli.
Stella Maris
Ich träum’ ich treff’ dich ganz tief unten
der tiefste Punkt der Erde, Mariannengrabenn, Meeresgrund
Zwischen Nanga Parbat, K2 und Everest,
das Dach der Welt dort geb’ ich dir ein Fest
Wo nichts mehr mir die Sicht verstellt
Wenn du kommst, seh’ ich dich kommen schon vom Rand der Welt
Es gibt nichts Interessantes hier
Die Ruinen von Atlantis nur
Aber keine Spur von dir
Ich glaub’ du kommst nicht mehr
wir haben uns im Traum verpasst
Du träumst mich ich dich
Keine Angst ich weck’ dich nicht
Bevor du noch von selbst erwachst
Über’s Eis in Richtung Nordpol dort wird’ ic
h dich erwarten
Werde an der Achse steh’n
Aus Feuerland in harter Traumarbeit zum Pol
wird alles dort sich nur um uns noch dreh’n
Der Polarstern direkt über mir
Dies ist der Pol ich warte hier
Nur dich kann ich weit und breit noch
nirgends kommen seh’n
Ich wart’ am falschen Pol
Wir haben uns im Traum verpasst
Du träumst mich ich dich
Keine Angst ich finde dich
Bevor du noch von selbst erwachst
bitte, bitte weck’ mich nicht
solang ich träum’ nur gibt es dich…
Du träumst mich ich dich
Keine Angst ich weck’ dich nicht
Bevor du noch von selbst erwachst
Lass’ mich schlafend heuern auf ein Schiff
Kurs: Eldorado, Punt das ist dein Heimatort
Warte an der Küste such’ am Horizont
bis endlich ich sehe deine Segel dort
Doch der Käpt’n ist betrunken
und meistens unter Deck
Ich kann im Traum das Schiff nicht steuern
eine Klippe schlägt es Leck
Im Nordmeer ist es dann gesunken
Ein Eisberg treibt mich weg
Ich glaub’ ich werde lange warten
Punt bleibt unentdeckt
Wir haben uns im Traum verpasst
Du träumst mich ich dich
Keine Angst ich weck’ dich nicht
Bevor du noch von selbst erwachst
Du träumst mich ich dich
Keine Angst ich finde dich
Am Halbschlafittchen pack’ ich dich
und ziehe dich zu mir
Denn du träumst mich, ich dich
ich träum dich, du mich
Wir träumen uns beide wach
Uno dei testi più belli che io abbia mai letto. Gli Einstürzende mi fanno emozionare come pochi artisti sanno fare. La loro non è semnplicemete musica, ma qualcosa che si avvicina più all’arte concettuale.

Cronenberg, il barone esistenzialista
Nonostante la filmografia di Cronenberg non ha seguito un filone ben preciso (body horror negli anni ’70 e primi anni ’80, in seguito fantascienza mista alla psicologia e negli ultimi anni thriller e noir) e nonostante i suoi film non possono essere mai ascritti ad un genere preciso, ciò che accomuna tutte le opere del regista canadese è sicuramente l’ossessione per le angosce dell’uomo. Ora come “infezione” e malattia fisica (Il demone sotto la pelle, La mosca), ora come patologia psicologica (Spider) il regista cerca sempre di materializzare e di mostrare in maniera esasperata le inquietudini dell’uomo moderno. Basti pensare al senso di perdita della realtà e alle allucinazioni del protagonista de Il pasto nudo ( ma anche in quello di Videodrome), dove appunto questa tematica è portata all’estremo attraverso il gioco tra realtà oggettiva e realtà soggettiva. La percezione di questa realtà in maniera distorta è infatti un elemento che spesso Cronenberg analizza, egli scava e penetra nei meandri dei suoi personaggi e ci mostra il tutto attraverso i loro occhi, proprio come il personaggio di Johnny Smith in La zona morta o lo stesso Spider. Il pubblico così spesso si trova a immedesimarsi con i protagonisti e a percepire il reale proprio come loro lo sentono (eXistenZ), la malattia diventa personaggio e dunque noi osserviamo con gli occhi del morbo.
I corpi mutano, le teste scoppiano (celebre la sequenze di Scanners in cui esplodono le teste durante una conferenza), il dolore diventa cicatrice-feticcio in Crash dove il masochismo e il desiderio sessuale si eslpetano nella ripetizione di incidenti stradali che sfidano la morte. “Eros e tanatos” anche in Videodrome, dove l’elemento sadomasocha è pregnante e in Inseparabili, film in cui la carica erotica è unita alla tematica della dipendenza, che ugualmente porta all’autodistruzione.
A history of violence e La promessa dell’assassino si distinguono un pò dalle opere precedenti, ma conservano entrambi quella riflessione, sulla realtà apparente e la realtà effettiva il primo, e sulla questione morale che tormenta il protagonista nel secondo.
Le sue opere sono quasi tutte tratte da romanzi di autori, per lo più postmoderni, come Ballard, Borroughs, Mc Grath, Wood. Cronenberg si è definito più un “filosofo esistenzialista” che un regista vero e proprio, egli pone al centro della sua “indagine” l’uomo e i morbi della società moderna attraverso uno stile inconfondibile e una maestria che fanno di lui uno dei più importanti registi contemporanei.
Śānti
Liberare la mente da tutti i pensieri, dalla negatività, dalle ansie, dai limiti. E’ questo ciò a cui tendi. Vagheggi di giardini dove si ascolta solo il silenzio, quiete assoluta, distacco dalla reltà, infinito. Credi poterli raggiungere un giorno quei paradisi e intanto cerchi di sopraffare le paure che ti colgono di sorpresa e che ti entrano dentro con forza, logorandoti.
Sei sola. La combinazione deve penetrare nella tua mente. Tregua, oblio, profondo vivere.
Prima di struggersi.
“Scheletri” nel cassetto.
Ritrovo una sorta di quaderno/diario di un pò di anni fa. Lo apro e ciò che leggo sono le sensazioni e i pensieri di un’adolescente come tante: impulsiva, malinconica e troppo ingenua per “prevedere le mosse” dei famigerati uomini. C’è passione, tristezza, romanticismo (a volte un pò troppo), noia e voglia di evadere da un paesino di quattro mila anime. Tutto, però, ha una freschezza e un naturalezza disarmante, cose che forse col tempo un pò svaniscono e che ci fanno sorridere quando le ritroviamo in vecchi diari sepolti sotto una montagna di scartoffie. Azzardavo a scrivere brevi componimenti che volevano essere poesie sulla libertà, sull’amore, sulla vita, probabilmente influenzati da chi al tempo consideravo maestri di vita, come Baudelaire, (ma che neanche ora disdegno) e mettevo su carta il mio amore viscerale per il cinema, la letteratura, la musica. Ora quelle poesie le trovo stomachevoli, troppo leziose e troppo conformi ad una sedicenne in piena crisi adolescenziale e rileggendole mi torna in mente un mio insegnante che, dopo avergli fatto leggere qualcosa scritta da me, mi disse che si è poeti fino a diciotto anni. E sorrido. Ma non voglio mai perdere quella freschezza.


