Cronenberg, il barone esistenzialista

23/07/2009 at 17:47 (cinema) (, )

Nonostante la filmografia di Cronenberg non ha seguito un filone ben preciso (body horror negli anni ’70 e primi anni ’80, in seguito fantascienza mista alla psicologia e negli ultimi anni thriller e noir) e nonostante i suoi film non possono essere mai ascritti ad un genere preciso, ciò che accomuna tutte le opere del regista canadese è sicuramente l’ossessione per le angosce dell’uomo. Ora come “infezione” e malattia fisica (Il demone sotto la pelle, La mosca), ora come patologia psicologica (Spider) il regista cerca sempre di materializzare e di mostrare in maniera esasperata le inquietudini dell’uomo moderno. Basti pensare al senso di perdita della realtà e alle allucinazioni del protagonista de Il pasto nudo ( ma anche in quello di Videodrome), dove appunto questa tematica è portata all’estremo attraverso il gioco tra realtà oggettiva e realtà soggettiva. La percezione di questa realtà in maniera distorta è infatti un elemento che spesso Cronenberg analizza, egli scava e penetra nei meandri dei suoi personaggi e ci mostra il tutto attraverso i loro occhi, proprio come il personaggio di Johnny Smith in La zona morta o lo stesso Spider. Il pubblico così spesso si trova a immedesimarsi con i protagonisti e a percepire il reale proprio come loro lo sentono (eXistenZ), la malattia diventa personaggio e dunque noi osserviamo con gli occhi del morbo.

I corpi mutano, le teste scoppiano (celebre la sequenze di Scanners in cui esplodono le teste durante una conferenza), il dolore diventa cicatrice-feticcio in Crash dove il masochismo e il desiderio sessuale si eslpetano nella ripetizione di incidenti stradali che sfidano la morte. “Eros e tanatos”  anche in Videodrome, dove l’elemento sadomasocha è pregnante e in Inseparabili, film in cui la carica erotica è unita alla tematica della dipendenza, che ugualmente porta all’autodistruzione.

A history of violence e La promessa dell’assassino si distinguono un pò dalle opere precedenti, ma conservano entrambi quella riflessione, sulla realtà apparente e la realtà effettiva il primo, e sulla questione morale che tormenta il protagonista nel secondo.

Le sue opere sono quasi tutte tratte da romanzi di autori, per lo più postmoderni, come Ballard, Borroughs, Mc Grath, Wood. Cronenberg si è definito più un “filosofo esistenzialista” che un regista vero e proprio, egli pone al centro della sua “indagine” l’uomo e i morbi della società moderna attraverso uno stile inconfondibile e una maestria che fanno di lui uno dei più importanti registi contemporanei.

2 commenti

  1. eucondrio ha detto,

    In HoV realtà apparente o falsificazione della realtà. Ma perché questo desiderio di nascondere cioè di apparire qualcos’altro? Se l’uomo ripartisse da zero rifarebbe lo stesso?

  2. nating51 ha detto,

    Concordo quasi su tutto.

    Tra la letteratura che ha influenzato il suo cinema, non esiterei ad aggiungere Philip K. Dick (Videodrome, Existenz), uno scrittore che prima di molti altri ha messo in discussione l’infallibilità della nostra percezione del reale.

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